Agorà, agosto 1991

Walter Benjamin nella sua "L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica" mette in evidenza la stretta ed irreversibile connessione dei mezzi riproduttivi con l'opera d'arte nell'epoca moderna.
L'uomo ha sempre sentito il problema della riproduttività dell'opera d'arte e l'ha risolta nel tempo con i mezzi più disparati.
I greci conoscevano le tecniche di fusione e di conio per la riproduzione di sculture e di monete; con la xilografia, l'acquaforte e la punta secca nel medioevo e nel rinascimento fu riprodotta la grafica.
La stampa rese riproducibile la scrittura con le enormi conseguenze sociali e culturali che ne derivarono.
Nel XIX° secolo la litografia dà modo di introdurre i suoi prodotti in grande quantità nel mercato e a velocità crescente, tanto è vero che essa accompagna la stampa nella sua quotidianità.
Nel XX° secolo la riproduzione figurativa fotografica diviene tanto accelerata da tener testa all'eloquio: "se nella litografia era naturalmente contenuto il giornale illustrato, nella fotografia si nasconde il film sonoro".
Il problema di costante attualità che deriva dai processi riproduttivi è:"la perfetta riproduzione può soppiantare l'opera d'arte?"
La risposta di W. Benjamin è: -No- in quanto la riproduzione manca di un elemento: "l'HIC et NUNC" dell'opera d'arte, cioè la sua esistenza unica ed irripetibile nel luogo in cui si trova. Pertanto l'hic et nunc dell'originale costituisce il concetto della sua autenticità, praticamente la sua "Aura" L'autenticità di una cosa è la quintessenza di tutto ciò che, fin dalla origine di essa, può venir tramandata dalla sua durata materiale alla sua virtù di testimonianza storica. Poiché quest'ultima è fondata sulla prima, nella riproduzione, in cui la prima è alterata, vacilla anche la seconda: la virtù di testimonianza della cosa!
Certo soltanto questa, ma, ciò che così prende a vacillare è precisamente l'autorità della cosa.
Il problema quindi, per chi opera in campo artistico, fruendo delle moderne tecniche riproduttive, è di ridare l'aura, l'autenticità ,al riprodotto Per fare ciò l'hic et nunc del processo creativo deve essere fatto coincidere con la produzione, usando le nuove tecniche (litografia, serigrafia,etc...) come momento di produzione e non di riproduzione.
L'originale perciò non deve preesistere ma deve essere creato con le tecniche che già per loro natura sono riproduttive.
Ne deriva un'opera autentica in ogni sua copia in quanto l'aura è data al processo stesso di produzione che solo incidentalmente, in questo caso, è anche di riproduzione! Ciò facendo si media la necessità artistica di autenticità dell'opera d'arte con la nuova realtà sociale ed economica di produzione di massa e di divulgazione democratica.
Da qui discende il mio concetto di "pittura serigrafica" in cui i mezzi di produzione dell'originale non sono più la tela e l'olio, ma il colore sangue di bue e il telaio.
Raggiungendo il compimento dell'opera d'arte per gradi e non tentando di avvicinarsi ad un modello preesistente, ma costruendolo assecondandone le necessità che nel suo compimento essa stessa propone se ne garantisce l'AURA.

(F.Celin, dal mensile Agorà, agosto 1991).