La Roma di travertino di Ferdinando Celin
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- Scritto da Vittorio Esposito
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Nelle opere dedicate a Roma, Ferdinando Celin rivela ancora una volta una solida formazione culturale e un eclettismo espressivo svolto all’interno di un linguaggio autonomo che tende a privilegiare prospettive esasperate, nel complessivo senso di grandiosità di ruderi e di edifici pubblici e religiosi, dalla luminosità del travertino, il marmo da sempre utilizzato dai romani.
In questi dipinti il linguaggio figurativo riacquista la dignità che sembrava perduta per la diffusione di linguaggi aniconici che per anni l’ha relegato a simbolo di una espressività passatista. Perché questa di Celin è una rappresentazione figurativa della realtà, non semplice naturalismo, che esprime la sua condizione di stupore nell’interpretare sulla tela la storia, le vestigia, gli umori, le speciali atmosfere, il calore e la luce particolare di una città unica al mondo. La sua figurazione, infatti, non è né casuale né provvisorio mezzo espressivo ma frutto di esperienze maturate in cinquant’anni di professione svolta nella continua ricerca del fascino del bello in pittura e della materialità del dipingere alla maniera antica con pennellate di segno moderno.
Le forme sono state filtrate e distillate nei segni e nelle cromie quasi monocromatiche del bianco su bianco “acceso” da lievi velature rosa, grigie, celesti, verdi a svelare quei particolari che caratterizzano luoghi e monumenti e a determinare la plasticità delle “cose” ritratte.
La sua poetica di riferimento è fortemente onirica (Celin è nato e vive a Venezia ma ha anche trascorso alcuni lunghi soggiorni nella Capitale) e il suo linguaggio immediato non disdegna la citazione dotta inserita a brani nei suoi dipinti con evidenti intenti di spettacolarizzazione. La sua lettura pittorica delle architetture può sembrare scontata agli occhi dell’osservatore che, in realtà, per abitudine non ne percepisce più le sensazioni che emanano. Il sovrapporsi di stili che caratterizza ogni scorcio della Città Eterna conferisce alle sue “inquadrature” una strabiliante aria di “giovinezza” e un particolare fascino “familiare”.
La sua creatività, che si nutre di sogno e di emozioni, si esprime attraverso una pittura sontuosa nella quale riepiloga il tempo-spazio che sintetizza la città monumentale spettacolarmente stratificata nei secoli come a ripercorrere le esperienze dei pittori-viaggiatori dei “Grands Tours”. Ferdinando Celin non si limita, però, a “riprodurre” note e stereotipate vedute romane che hanno ormai definitivamente perduto ogni funzione documentaria, ma a fermare sulla tela con sensibilità e sguardo contemporaneo le atmosfere che emanano da quei luoghi.
Novembre 2012